Il 15 ottobre scorso, Marco ci lascia per il Paradiso. Aveva compiuto 18 anni il 24 giugno scorso. Marco nasce nel 1992: un bellissimo bambino che lasciava trasparire tutto fuorché di avere problemi. Così al presentarsi a tre mesi delle prime crisi epilettiche, i genitori incominciano il pellegrinaggio in vari ospedali, senza riuscire a capire fino in fondo la patologia del loro bimbo.

L’arrivo di Marco ha caratterizzato la vita della famiglia: le scelte professionali, ed ogni altro impegno a livello sociale o ecclesiale. «L’esperienza con Marco – confidano i genitori – continua a farci scoprire come è importante fare la Volontà di Dio e non quello che a noi sembra essere». «Accogliere Marco è stato vivere con lui ogni sua conquista, ogni passo senza pretendere che fosse come gli altri bambini. Marco era un bambino con un sorriso speciale e travolgente».Dopo 5 anni, arriva il secondo figlio: Alberto, bambino sano che subito mostra la sua vitalità, mentre per Marco comincia un periodo di particolare difficoltà dal punto di vista fisico.

Trascorrono 3 anni molto intensi, in cui i genitori cercano lumi da più specialisti, dalla medicina alternativa, ma con scarsi risultati. Nel 2000 la maestra Anna Maria li mette in contatto con Cecilia, esperta di “comunicazione facilitata”, per valutare se Marco può avere i prerequisiti per comunicare con l’ausilio di una tastiera. Iniziano ad approfondire le possibilità che questo metodo offre, pur coscienti che sarà un percorso impegnativo e lungo. A gennaio 2001 le prime parole scritte e alla festa del papà e della mamma la gioia diventa incontenibile.

Così scrive Marco, a 8 anni:

19 marzo 2001 – FESTA DEL PAPÀ

A mio papà, delicato e tenero amico,

sempre compagno del mio mondo

fatto di gioie e di momenti incerti

ma soprattutto di amore.

Tanti auguri papà.

Marco

E alla Festa della mamma dello stesso anno:

Carissima mamma, raffinato fiore del mio giardino, luce e gioia del mio sguardo. È il primo anno che posso parlarti dopo otto di silenzio e ti dico che il mio cuore è gonfio d’amore per te. Coglieremo insieme i frutti che la vita ci darà, dolci o amari. Con tanto amore.

Marco

Non è difficile immaginare cosa abbiano provato Francesco e Patrizia nel leggere quelle parole, scritte da un bambino che ormai da tanti anni non riusciva a regalar loro più neanche un sorriso, ma che – così dicono – «ci ha costretto a volergli bene in modo veramente gratuito, perché libero dall’aspettarsi un contraccambio, fosse anche solo un bacio o un “ti voglio bene”».

Anche la scoperta del metodo della comunicazione facilitata, che Marco ha poi sempre utilizzato anche a scuola, ha portato le sue fatiche. Da una parte la famiglia ha dovuto lottare contro l’incredulità di medici e insegnanti, che spesso non riuscivano ad aprirsi alla possibilità che in ognuno di noi Dio abbia messo dei talenti, e che l’essere a Sua immagine e somiglianza ci porta ad un livello altissimo di dignità, anche e forse soprattutto, se persone – come Marco – chiamate ad una vita così diversa.

Dall’altra questa “rivoluzione”, che era la comunicazione facilitata, ha portato in famiglia, insieme alla gioia, anche nuove sofferenze. Come aiutare Marco ad accettarsi? Come farsi carico dei suoi pesi cercando di non farsi schiacciare da parole che pesavano come macigni? Eppure negli stessi giorni le ha scritto anche una bellissima poesia intitolata

“VIVERE”:

Eri universo immenso, infinito, in festa,

brevetto per germogli delicati e dimenticati

in un posto operoso nel mio cuore romantico,

unico percepito come orizzonte limpido nella mia vita.

Parlando di se stesso in un tema Marco ha scritto:

Caro amico diario,

a volte mi chiedo che cosa porto agli altri oltre il mio essere diverso. So che la prima cosa che si vede è questo corpo senza tono, gli occhi che difficilmente incrociano e sostengono uno sguardo e mani che da sole poco riescono a fare.

A volte, fedele amico, si parla di me senza tenere conto della mia presenza, mi si parla senza tenere conto che ogni parola per me ha un peso e un valore.

In altre situazioni, occhi doloranti mi osservano e nulla cercano o vedono se non un povero essere che la vita ha castigato.

Ma in realtà – come osserva Roberta, vicepreside della Scuola Media da lui frequentata – Marco è il motore trainante della classe, un richiamo costante ai valori veri.

Dopo Marco e Alberto, nel 2004 arriva anche Elisa, una bella bimba che i genitori vedono proprio come un nuovo speciale dono di Dio alla loro famiglia.

Certo, la vita a 5 è più impegnativa. Anche per Marco, ormai dodicenne, è faticoso ritrovare l’equilibrio, gli cadono addosso paure e frustrazioni. Pochi giorni dopo la nascita della sorellina scrive: “Mia sorella è bellissima e sana. Io non riesco a non pensare che ho portato una macchia insana e vergogna in famiglia”. Però riesce subito a buttarsi fuori ad amare e per il battesimo della sorellina scrive una poesia che fa incantare tutti»:

Tra le nuvole tenere

di un’incerta primavera

è arrivato un batuffolo rosa,

che come dono divino

ci ha regalato un nuovo sogno.

Ti prego Gesù donale di più,

di più di un sorriso

di più del paradiso,

donale il tuo amore

e stringila al tuo cuore

e disegnale il futuro

in un mondo meno duro.

Marco

In quello stesso anno Marco ha fatto la Prima Comunione, trovando un’intesa fortissima con Gesù e con il Padre Celeste, un colloquio quotidiano che gli donava tantissima pace ed era di luce per molti. Nell’immaginetta per la sua comunione, egli scrive:

In questo giorno di gioia

io siedo alla tua mensa, o Signore,

a sfamare la mia anima

col tuo pane santissimo

e mi illumino della tua luce eterea.

Io ti chiedo, o Signore,

di proteggermi sempre

dalle intemperie della vita

e di custodire coloro che amo,

in un abbraccio senza fine!

 

Marco raccontato dall’amico Walter Koster

Quando ho conosciuto Marco aveva quattordici anni. Mi ha lasciato il divino nell’anima come poche volte ho provato. Mai avevo visto una tale figura di Gesù crocefisso e insieme risorto. Ma lui diceva di sé che era un ragazzo normale.

Amava il calcio per esempio, grande ammiratore di suo fratello Alberto che gioca molto bene. Marco Farina, un amico, gli regala l’autografo di Totti:

Uhhao! Più bel dono io non ho mai avuto, tutto il mio cuore esulta, io non so come ringraziarti Marco… io non ho potuto averlo direttamente da lui e tu me lo cedi, io lo apprezzo ancora di più poiché insieme all’autografo ho ricevuto il tuo atto d’amore, ancora più prezioso dunque è poterlo tenere con me… Tu mi hai fatto veramente felice, potrai riaverlo se un giorno lo vorrai, io lo conservo per te. GRAZIE CIAO!!

Ama stare con gli amici e conoscerne sempre di nuovi.

Ad Alessandro, Marco e Anita scrive:

Ciao a voi. Io sono molto contento di conoscervi. È bello poter aumentare gli amici, il cuore ha spazio per tutti poiché non possiamo esaurirlo, dato che essendo un dono di Dio è infinito.

Aveva amici anche in Cielo:

Io ho la grazia di essere in unità con chi è in paradiso allorché abbia costruito una forte intesa in terra, poiché il nostro rapporto con coloro che non ci sono più può potenziarsi e perfezionarsi, se siamo riusciti a legare i nostri cuori, sigillandoli nel puro amore.

Racconta di Gigi, lo zio morto nel 2000 per un tumore e che aveva vissuto da santo gli anni della malattia:

Io ora lo sento più presente di prima e nel cuore c’è luce e pace, Gesù rinsalda il legame tra cielo e terra facendo nuove tutte le cose, io lo posso testimoniare. Ciò che appariva un vuoto era una nuova esperienza del suo infinito amore per me.

Intanto comincia a nascere un rapporto profondo con Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari di cui lui accoglie pienamente la spiritualità. Si instaura tra Marco e Chiara un rapporto sempre più profondo. Un giorno io dovevo andare da Chiara e chiedo a Marco: cosa le dico da parte tua? E lui: Portale un sorriso.

Io racconto a Chiara di Marco e dopo pochi giorni gli arriva una lettera in cui Chiara gli assicura che è con lui “nel continuare ad amare perché gli uomini trovino la strada per realizzare i piani che Dio ha su ciascuno di loro”.
Allora Lui le scrive:

Dolcissima Chiara,

io ti ringrazio ancora una volta del tuo impareggiabile amore per me….

Io sento di confermarti che il mio impegno e il mio cuore sono tuoi per realizzare l’opera che Maria, insieme allo Spirito Santo, ti ha indicato.

(…) sento che Dio ci ha voluto unire come Lui solo sa fare, liberi, ma legati dall’amore che fonde due o più in uno, per poi tornare al Padre nuovi e più ricchi (…)

Sono in attesa di fare un delicato intervento alla colonna (…) che mi porterà dolore alla schiena e possibili gravi complicazioni, ma voglio continuare a credere che Dio molto mi ama e sa che voglio amarlo compiendo bene la Sua volontà. Ridico quindi il mio sì, anche sicuro del tuo sostegno e delle tue preghiere, come sai di poter contare sulle mie e su quelle della mia famiglia.

Per distrarlo dalla preoccupazione per l’operazione, coi genitori lo portiamo alcuni giorni sulle montagne della Val Gardena che lui ama tanto. Un giorno siamo riusciti con un po’ di peripezie a portarlo alla baita dei miei a 2200 metri di altezza, in mezzo ai prati e sotto le guglie delle Dolomiti.
Lui era incantato e felice e anche fiero di essere riuscito a farcela a camminare per più di mezz’ora, sostenuto da papà e mamma. Nella baita scrive:

… giornata davvero speciale e ho riportato una sensazione di grande gioia e di profonda pace, troppo piccolo il cuore per trattenere tutte le bellissime cime che ho dentro gli occhi, risolleva l’anima trovarsi a tu per tu con Dio, il sommo creatore, e tutto ciò che oggi ho visto mi dice che solo Colui che è puro amore riuscirà a salvare il mondo che ha creato per amore, come dono d’amore per ogni uomo, e poiché tutto è in comunione noi dobbiamo essere in sintonia e continuare questo gioco d’amore per meritarci di vivere in un tale paradiso.

Abbiamo passato giorni bellissimi e ogni timore era svanito e così è entrato in clinica, pronto ad amare Gesù in questa prova, veramente in piedi, forte dell’unità di tanti. A me a volte sembrava un piccolo guerriero tanto era forte ed eroico.

Ma appena sotto anestesia qualcosa è andato male: si è dovuto sospendere tutto e rimandare l’operazione di un mese.

Quando Marco dopo un giorno si è svegliato pensava che tutto fosse fatto invece… La delusione è stata così forte che è caduto nell’angoscia più nera, una vera prova. Appena ha potuto battere sul computer ha scritto: “Dio mi ha tradito…, basta, è troppo, sono stanco di soffrire!”

Dopo scriveva a Chiara questa esperienza:

… il dolore più grande era non sentirmi più un figlio amato da Dio, bensì rifiutato, perché dopo tanto pregare ed essermi sempre affidato a Lui con fiducia mi sono sentito tradito e non volevo più vivere, gli volevo chiedere di donarmi la gioia del paradiso ma l’amore per mamma e papà me l’ha impedito, non avrei potuto lasciare loro e tutte le persone che pregavano per me con la disperazione nel cuore.

Dopo tre giorni di lotta interiore è tornata la luce e dopo un mese si ritenta l’operazione. Dopo scrive come ha vissuto quei giorni in ospedale:

Tutto è andato bene questa volta, molto bene, e donando a Dio ogni dolore rigenerato dal Suo amore è potuto diventare linfa che scorrendo in tanti cuori ha riportato in molti, fiducia e perseverante offerta di sé. Unico sorriso l’espressione sorpresa dei vari dottori quando apertamente raccontavo di Dio come il Padre celeste, e loro imbarazzati si guardavano l’un l’altro, è incredibile come si possa avere Gesù così vicino e vederlo tanto lontano. Proprio in ospedale la portentosa presenza di Cristo risorto rinnova tutto il nostro agire e il nostro pensare, mentre guariamo nel corpo, Gesù si fa medico dei cuori e rifonda in noi tutte le virtù, accomunati dal dolore ogni persona scopre la forza di sentirsi uniti ad altri che vivono la medesima prova, si è più attenti ai bisogni altrui donando ascolto e preghiere, si ripensa solo alle cose che ci hanno fatto gioire e si scordano le delusioni o i torti subiti, si vede il bello che c’è in chi vive accanto a noi e si cerca di fare di ogni giorno un giorno speciale. …..

Vuole frequentare la scuola come tutti ma per lui non è facile. Al liceo poi le condizioni sono diverse, i compagni nuovi. Marco pensa di scrivere una lettera a ciascuno.

Cari compagni miei, (…) quest’anno le cose non vanno per me, mi sento uno scalatore che cerca di arrivare alla vetta ma continua a trovare qualcosa di scivoloso e ritorna a valle. La cosa più bella tra tutto questo è il piacere di vedere i vostri volti belli, con quella bellezza che è ospitata nei vostri cuori, con quella intelligenza che non è stata attaccata dalla mediocrità, con quella velata tristezza che non lascia spazio a frivoli pensieri ma insegna ad essere saggi. (…) Vi abbraccio tutti con il mio pensiero, poiché con le braccia non posso farcela.

E’ stato un anno faticoso per Marco questo ultimo che ha vissuto davvero eroicamente, sempre nell’amore.
E arriviamo all’ultimo mese. Aveva tanto il desiderio di andare a Roma per la Beatificazione di Chiara Luce, una giovane del Movimento dei Focolari come lui.

…ho potuto vivere una grazia speciale nell’aver assistito alla beatificazione di Chiara Luce, una gioia smisurata che riprovo ogni giorno se dico il mio sì a Dio nell’adesione all’attimo presente, essere come lei vuol dire per me essere tutto donato a Gesù abbandonato e farmi uno con Lui e la Sua volontà.

Quest’estate mentre facevamo una piccola escursione su un sentiero nei boschi sotto il Sassolungo, il papà e Alberto spingevano la carrozzina di Marco, Elisa mi prese la mano e mi disse: “Sai che Marco è quello che più assomiglia a Gesù?” E dopo una breve pausa: “Certo nessuno è uguale a Gesù, gentile come Gesù, però Marco è quello che gli assomiglia più di tutti!”

“Perché?”, le chiedo io.

“Perché lui gioca con me, mi fa le coccole, mi dice della parole bellissime!”. Marco non poteva muoversi e quindi non poteva fare nessuna di queste cose, ma Elisa si sentiva così voluta bene e sentiva fatte a se le cose che certamente Marco tanto desiderava farle.