COMPAGNI DI VIAGGIO


Nell'autunno del 2013 grazie ad un gruppo di amici di Marco è nato la prima raccolta di testi e esperienze vissute insieme a lui.

A seguire le immagini di copertina e qualche estratto del libro acquistabile online al seguente

 

Quando penso a mio fratello, in qualsiasi occasione io lo faccia e qualunque sia il mio stato d’animo, mi sembra di uscire un po’ da tutto, quasi tornassi a quei momenti passati insieme, dove i nostri sguardi si parlavano più di quanto potessero fare le nostre parole e rivivo ancora quella grande unione. Sento che ora lui c’è per me ancor più di prima, senza quei limiti che a volte la sua condizione fisica comportava. Lo penso spesso, magari quando sono da solo e c’è silenzio, oppure quando sono un po’ triste. A volte i momenti insieme mi scorrono veloci per la testa, poi qualcuno si sofferma un po’ di più. Capita che una lacrima mi sfiori la guancia, come se un ricordo traboccasse e volesse farsi sentire un po’ più forte, quasi una dolce carezza del mio fratellone.

Il fatto che con Marco non potessi parlare direttamente mi ha dato modo di sfruttare al meglio tutte le occasioni che avevamo, senza banalità o “distrazioni”. Quando era con me lui era tutto per me, sempre presente quando ne avevo bisogno. Un rapporto tra fratelli, il nostro, che per le sue peculiarità credo sia irripetibile. Una relazione dove non c’era spazio per i litigi, ma soprattutto in cui la cura l’uno dell’altro non poteva mancare: Marco, seppure gli costasse un notevole sforzo, mi dava di cuore la sua disponibilità offrendomi consigli e suggerimenti per superare i piccoli, grandi problemi dell’adolescenza, mentre io gli davo una mano concretamente, magari aiutandolo a bere o a camminare.

A volte la realtà alla quale mi metteva davanti non era semplice da accettare, mi diceva ciò che sapeva essere giusto per me anche se mi poteva sembrare un po’ dura, ma questo mi dimostrava come lui mi volesse bene fino in fondo, non mi amava in maniera passiva e certamente non mi è mai mancata la sicurezza che lui avrebbe fatto di tutto per me.

Marco aveva sempre la capacità di farmi sentire importante, anche se, essendo il fratellino minore, ero un po’ rompiscatole. Considero meraviglioso ciò mi ha insegnato, non solo attraverso i suoi scritti, ma col suo vivere quotidiano: altruista e sempre umile nei confronti di chi aveva davanti. E ora, per la legge della reciprocità, sento di volermi donare agli altri, in primis accogliendo la mia sorellina Elisa, facendole provare lo stesso amore che ho sentito io.

Lui non poteva forse andare incontro agli altri fisicamente, ma certamente lo ha sempre fatto volendo bene a tutti in maniera disinteressata. Grazie alla sua forte personalità e alla sua intelligenza si poneva sullo stesso piano di chi gli era accanto, ne è un esempio il fatto che negli anni delle scuole medie, in cui amavo scrivere con tante abbreviazioni, lui nonostante utilizzasse un italiano corretto e forbito scegliesse di rispondermi nello stesso modo.

Ora, quando voglio far entrare Marco nella mia giornata, cerco di riportare alla mente quello che lui scriveva. Poterlo “rileggere” mi aiuta a guardare il mondo con i suoi occhi e a volte capisco qualcosa di più e di nuovo rispetto a ciò che avevo compreso prima dalle sue parole … così lui continua a parlarmi.

La frase che più mi è rimasta impressa è quella di diventare campioni nell’amore. Credo che essere un vincente solo nella vita materiale non è una vera vittoria, se non si vuole bene a coloro che ci vivono accanto non si ottengono delle vere soddisfazione. Un sorriso donato a chi non lo aspetta, un gesto gentile vale più di diventare un grande calciatore, come ho sempre sognato di fare. La vita di Marco, a cui tanti ora guardano, dimostra che avendo come obiettivo l’amore si riesca a essere sempre vincenti, sempre campioni. Poco importa quanti talenti si abbiano.

Se penso ora a ciò che mi resta dopo quel 15 ottobre 2010, sento solo un grande grazie per i 13 anni che ho condiviso con mio fratello. In ogni momento ho imparato qualcosa e perfino quel giorno di particolare dolore mi ha fatto diventare più grande. Paradossalmente la sua partenza per il paradiso ha fatto si che il rapporto con lui mi donasse un modo più “largo” di guardare le difficoltà della vita, mi ha insegnato l’ottimismo, il saper trarre dalle difficoltà il positivo che in esse c’è, la possibilità di crescere, di allargare il cuore.

Molto spesso mi chiedo, davanti ai compagni che mi interrogano sulla mia fede, cos’è per me Dio e cosa penso del paradiso e io non posso non fidarmi di Marco. Non mi ha mai dato un insegnamento teorico, ma uno stile di vita: Gesù l’ho sentito e l’ho visto presente in lui e nel suo essere dono per gli altri. Posso forse io essere da meno? Se lui si è realizzato così bene nella vita, pur con tutte le sue difficoltà, come posso dubitare che questo amore sia il senso anche della mia vita? Ho capito che ascoltando le parole di Gesù, vivendo nell’amore reciproco rendo felice me e chi mi sta attorno; ed è l’unica cosa che voglio.

Alberto B.